SACE (Gruppo CDP) ha pubblicato la nuova edizione della Mappa dei Rischi e presenta lo scenario per chi esporta e investe all’estero.
Il quadro delineato dalla Mappa di quest’anno è quello di un mondo diviso, caratterizzato da un forte ripensamento della globalizzazione e dal ritorno in auge delle politiche protezioniste, oltre che da una crescente dicotomia tra mercati avanzati ed emergenti, particolarmente segnati da elevati livelli d’indebitamento, tensioni valutarie e instabilità geopolitica. In questo contesto, tuttavia, è d’obbligo mantenere un approccio razionale e una visione strategica: l’export e l’internazionalizzazione non sembrano destinati a ridimensionarsi, ma dovranno però avvalersi di strumenti più evoluti e trovare nuove direttrici di sviluppo.
“Il protezionismo sta tornando pericolosamente in auge e le aspettative per quest’anno non sono rosee – spiega Beniamino Quintieri, Presidente di SACE -. L’esperienza insegna, tuttavia, che nel medio-lungo termine gli effetti delle barriere al commercio tendono a rivelarsi un boomerang per i paesi che le introducono, e questo è ancor più vero in un mondo in cui le catene globali del valore costituiscono, per la crescente importanza dell’import di prodotti intermedi, un fattore determinante di competitività. Crescere all’estero è ancora possibile, ma è necessario un salto di qualità nella conoscenza e assicurazione dei rischi”.
Il 2016 ha segnato un picco nelle misure protezionistiche adottate da diversi Paesi nel mondo: dallo scoppio della crisi finanziaria globale le barriere elevate sono salite a oltre 3.500; quasi un quarto di queste impongono l’obbligo di avere almeno una certa percentuale di un prodotto o servizio realizzato nel Paese, soprattutto per prodotti elettronici e veicoli. Si tratta di misure scelte in particolare dai Paesi del G20, a partire dagli Stati Uniti – terzo mercato di destinazione dell’export italiano – che hanno introdotto una misura protezionistica ogni quattro giorni. I